Vicino ai bambini

"VICINO AI BAMBINI"

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Nel tempo del Covid-19, dove la parola “asintomatico” faceva paura e creava l’immagine che non solo il vicino era nemico, ma pure con i nostri cari dovevano essere “distanti”, farci percepire non come qualcuno da temere, minaccioso ma qualcuno che può e vuole “stare” con loro, richiede un rapporto di FIDUCIA reciproco che si deve costruire con tutte le difficoltà che comporta, dandoci e dando del tempo.


Il progetto della didattica a distanza anche qui restituiva la necessità di stare a distanti ma vicini.


S. è un ragazzo di 12 anni, che alla proposta iniziale di fare degli incontri di gruppo attraverso il mezzo tecnologico non è entusiasta. All’inizio quante difficoltà per farlo collegare nell’ora concordata con il gruppo!!


 “perché dovrei fidarmi di te, che vieni in casa mia, non ti ho cercato io”

“chi mi garantisce che sei una persona con la quale io posso aprirmi, chiedere aiuto, farti entrare nella mia privacy, mettere a nudo le mie difficoltà...”

“ e poi, tu mi chiedi impegni, che richiedono fatica nella mia vita, per arrivare dove?”

 


Queste sono le domande che emergono dal comportamento spesso poco collaborativo che il ragazzo mette in gioco. Il gioco: parola che subito diventa opportunità nel momento in cui si è consapevoli che la conoscenza, il confronto, il mettersi in discussione, il conflitto in questi casi possono essere sempre seguiti dal mettersi in ASCOLTO PROFONDO EMPATICO.

L’ascoltatore empatico accompagna l’altro, va insieme all’altro, non è colui che guida. L’ascoltatore empatico accompagna il capitano nel viaggio, ascoltandolo mentre riflette su quale banco di pesci evitare e quale rotta considerare più promettente, A volte l’ascoltatore empatico mostra la mappa, ricordando al capitano i precedenti itinerari che hanno avuto successo. Ma il protagonista resta sempre nella posizione centrale.


Giocare al gioco dell’impiccato in maniera tecnologica, piuttosto che smontare e rimontare un vecchio tablet per vedere come funziona, permettono a S. di attivare la propria curiosità e il proprio divertimento, divenendo il capitano del proprio percorso.

Certo, dovrà ancora affrontare flutti e tempeste ( e nel periodo trascorso ve ne sono state) ma, con l’ascolto empatico, si è dato sempre risalto a come lui possa essere il capitano di quel viaggio chiamato “adolescenza”

 
 

 

 

 

 

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